Centinaia di fiaccole ardenti illuminavano l'immenso cortile del palazzo imperiale di Carskoe Selo nelle ultime ore che precedevano l'alba del 7 gennaio del 1787. Una spessa coltre di neve nascondeva il giardino, il ghiaccio ricopriva le leggiadre volute del cancello di ferro e le quattro statue classicheggianti che dominavano l'ingresso erano semisepolte dalla neve. Le torce crepitavano nell'aria fredda e chiara; il sibilo e lo schioppettio delle fiamme sovrastavano il cigolio delle ruote delle carrozze, lo scalpitio degli zoccoli dei cavalli, le urla dei servi e lo scricchiolio delle casse di legno. Erano in corso i preparativi per allestire le quattordici enormi carrozze da viaggio, montate su rotaie di legno, che avrebbero accolto i prestigiosi occupanti. Le ruote erano state fatte riplaccare d'oro e i pannelli policromi erano ritoccati di fresco. Nella carrozza dell'imperatrice, la più grande e la più sfarzosa di tutte, si trovavano combustibile per la stufa, ceste di provviste, coperte riscaldate, abiti, l'occorrente per la toilette e, per precauzione, una scorta di medicinali. Il freddo pungente gelava la barba degli uomini e congestionava le mani tremanti delle cameriere, mentre i preparativi per il viaggio imperiale continuavano. Quasi duecento slitte erano state riempite di bauli e casse, barili di birra, vino e miele, sacchi di grano, ceste colme di formaggi, frutta e altre provviste, biancheria di ogni genere, coperte orlate di pelliccia e bracieri: vale a dire tutti i generi necessari per un viaggio che si prevedeva assai lungo. Gli stallieri e gli sguatteri si occupavano delle migliaia di cavalli che avrebbero dovuto trainare le centinaia di carrozze, mentre paggi e domestici, cameriere e cuoche si azzuffavano per conquistarsi un posto in quella imponente processione. L'imperatrice stava per intraprendere il viaggio più lungo e ambizioso della sua carriera: intendeva raggiungere i territori meridionali dell'impero e mostrare ai turchi tutto lo splendore del suo impero e il suo immenso potere militare. Questa lunga visita era stata decisa un anno prima e per molti mesi gli ufficiali del suo seguito si erano occupati dei preparativi, sotto la supervisione puntuale di Caterina. L'imperatrice era entusiasta. Quel viaggio appagava la sua brama di conquista ed era un modo per fare conoscere ai sudditi ciò che la zarina e il suo deputato e talvolta consorte Potëmkin avevano realizzato fino a quel momento. Era ansiosa di partire. Molti a corte avevano cercato di dissuaderla. Dopotutto, aveva quasi cinquantotto anni, le dicevano; era afflitta da svariati malanni e dolori, segni dell'età, e non poteva aspettarsi di avere più l'energia necessaria per compiere un'impresa di quel tipo.
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