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05
marzo
Brano 1 di 2
5 marzo 1921
5 marzo 1921 Più passa il tempo e più odio questo nuovo partito e tutti quei suoi compagni. Che disgrazia quella domenica che ci portò da loro. Prima si stava sempre giù nel salotto la sera, e la domenica pomeriggio ci portava al cinema o al teatro. Ma quella domenica Modesta insistette tanto… Devo smettere perché mi viene da piangere a pensare a quelle domeniche in quel casone triste e freddo, ma almeno lui era ancora con noi. E’ proprio vero quello che dice Dante: Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria. Devo smettere perché vedo già le lagrime che s’allargano sulla carta. Non ti voglio macchiare, caro diario.

L'arte della gioia

Goliarda Sapienza
Brano 2 di 2
5 marzo 1804
L’uomo che rotolò dentro alla stanza indossava abiti lisi e sudici. Anche la sua pelle era sporca e segnata dalle percosse. Il nuovo arrivato borbottò qualche parola e poi stramazzò addormentato sul pagliericcio. Quando si risvegliò, un’ora più tardi, prese a maledire i servi di Napoleone che lo avevano incarcerato e riempito di botte. Ma – così affermava – gliela avrebbe fatta pagare, facendo sprofondare negli abissi marini la nave su cui era imbarcato il Primo console. «Mi chiamo Léon Dugalle, vengo da Port-la-Nouvelle, poco lontano da Narbonne. Coltivo ostriche nella palude della Berre. Sono un esperto di lavori subacquei e, appena uscirò, farò saltare in aria la nave di quel maledetto corso. Giuro che lo farò. Non hanno prove, saranno costretti a liberarmi. E tu, inglese, che cosa hai combinato?» Lord Elgin non aveva ancora aperto bocca e subito si chiese come facesse quel balordo a conoscere la sua nazionalità. Decise comunque di stare al gioco. «Sono dentro per le stesse tue ragioni: odio Napoleone e sono convinto che l’editto che mi costringe a rimanere in Francia sia stato promulgato per impedirmi di tornare in patria.» «Devi essere un personaggio importante, allora.» «Bonaparte è convinto che io sappia cose che lo interessano.» «Quali?» «Be’, non posso proprio dirlo, se voglio restare vivo.» «Fai come vuoi. Magari, quando capirai che stiamo dalla stessa parte, sputerai il rospo.» Thomas sorrise: aveva esperienza sufficiente per diffidare di chiunque. «Léon Dugalle», il secondino faceva tintinnare le chiavi contro la sbarra per mettere fretta al detenuto. «Il giudice vuole interrogarti. Fuori!» Dugalle fu portato via in malo modo. Ma appena girato l’angolo del corridoio, il carceriere si scusò con lui. «Perdonatemi, maggiore Vistou, se ho dovuto trattarvi come un delinquente. Madame Niketas vi aspetta in parlatorio.» Eris era seduta nella squallida stanza dove i detenuti comuni potevano incontrare i parenti. «Sei riuscito a sapere qualche cosa?» chiese la donna. Marcel Vistou aveva sostituito nel ruolo di agente segreto Serge Roux dopo la morte di quest’ultimo. Era un ufficiale coraggioso e integerrimo. Forse troppo sincero e leale per affrontare quel delicato compito. «Nulla, Eris. Elgin non è uno sprovveduto. Ci vuole altro per indurlo a parlare.» «Napoleone ha ricevuto pressioni da mezza Parigi per liberarlo», disse l’agente greca. «Mary, la moglie del conte, sta facendo fuoco e fiamme. Credo sia inevitabile, a questo punto, farlo uscire da quel carcere.» Alcuni giorni più tardi, lord Elgin lasciò la prigione di Lourdes. Napoleone gli vietò di stabilirsi a Parigi. Nel pieno di un inverno gelido e sotto strette misure di sorveglianza, prese alloggio nella cittadina di Orléans. La sua salute si era fatta sempre più precaria. E un tarlo era ricomparso prepotente nella sua mente: quello della gelosia. Più volte aveva pregato Mary di raggiungerlo, ma lei aveva rifiutato dicendo di essere sempre più vicina al parto. Il 5 marzo 1804 il quartogenito William venne al mondo senza alcuna complicazione. Domenica 2 dicembre il Bonaparte si autoincoronò Imperatore dei francesi nella basilica di Notre- Dame, arrogandosi ogni potere come il più assolutista dei sovrani.

L'oro degli dei

Marco Buticchi

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