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21
aprile
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21 aprile 753 a.C.
... Una particolarità rende queste sacerdotesse uniche tra tutte: non perdono il loro status di sacralità pur colpevoli di aver commesso queste imperdonabili mancanze, sono perciò intoccabili da mano mortale! Non possono essere trascinate, strattonate, frustate, torturate e men che meno uccise con la spada. Per le condannate viene costruita in un avvallamento del terreno un’unica stanza, nella quale vengono rinchiuse con un lume e poco cibo. Questa costruzione viene poi murata, sepolta e dimenticata. Al di là della possibilità di morire sepolte vive, le vestali conducono un’invidiabile vita indipendente e con privilegi maggiori anche a quelli di cui godono le ricche donne romane. Sono riverite e la loro opinione viene ascoltata; se un condannato ha la ventura di arrivare a parlare con una vestale sulla pubblica via, può per sua intercessione aver salva la vita o essere perdonato e rimesso in libertà! Le vestali sono magnanime padrone di loro stesse, esattamente come Vesta. È Rea Silvia, per la storia d’Italia, la vestale più importante. La bella sacerdotessa di Vesta, discendente di Enea, viene amata dal dio Marte, il dio della guerra, e gli dona due figli, i famosissimi Romolo e Remo. Ella muore, secondo il rito, per aver infranto il voto di castità, mentre i due neonati sopravvivono grazie all’intervento di una serva; trasportati in un cesto sulle acque, vengono poi allattati, come è ben noto, da una lupa. A diciotto anni, il 21 aprile del 753 a.C., Romolo fonda una città che sarà il fulcro di un impero immenso e verrà chiamata «la città eterna»: Roma. La lupa che allatta i due neonati ne diviene il simbolo.

Il re degli dei

Alessandro Gelain

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