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La tua data
18
dicembre
Una data tra le pagine
18 dicembre · 1939
Enrica, la follia di Ricciardi accolta come la confessione di un’ingenua mania; e la sensazione di leggerezza per essersi finalmente liberato di metà di quel peso. Enrica, e il dolore folle della perdita. L’eco di quelle parole, non dimenticarti di noi, amore mio, che risuonava dove aveva scorto tutto quel sangue, e dove aveva incrociato per la prima volta gli occhi della sua bambina. Enrica. Sei forse tu la mia inquietudine, amore mio? È forse la tua mancanza la spina che ancora mi fa sanguinare l’anima? Poteva darsi. Chissà cosa avrebbe pensato di lui adesso, quella ragazza dolcissima che gli aveva rivoltato l’esistenza. Chissà cosa avrebbe detto delle basette grigie, delle rughe ai lati degli occhi verdi che sembravano di vetro, e di quelle all’angolo della bocca che venivano dai nuovi sorrisi per la figlia. Chissà cosa avrebbe detto delle caramelle che portava in tasca, che avrebbe centellinato in cambio di un bacio pieno di zucchero, di nascosto dal falco Nelide che fino a due avrebbe finto di non vedere. Ma forse, amore mio, da qualche parte, in forma di soffio del vento o di onda del mare, ti è consentito di guardare la tua bambina e l’uomo che hai reso felice per un tempo cosí breve da farmi dubitare di me stesso, se non ci fosse Marta a dimostrare ogni giorno che ti ho incontrata, e che ti ho amata; e che incredibilmente anche tu hai amato me. No. Non era la solitudine, il motivo dell’ansia. La mente andò altrove. Forse perché alla voce tenorile se ne era unita una di donna, che diceva gli occhi tuoi belli brillano, come due stelle scintillano. Non ci pensava da molto, forse da anni; ma nella notte fredda di quel lunedí 18 dicembre 1939, anno XVIII dell’èra fascista, gli sovvenne Livia. E si chiese dove fosse, e cosa facesse. Se stesse bene, se fosse viva, se fosse nei guai. Prima ancora di avere piena consapevolezza di quel pensiero, il brigadiere Maione bussò alla porta.

Soledad

Maurizio De Giovanni

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